Cammino di Sant’Ubaldo, proposta in Umbria per valorizzare turismo lento e aree interne
14/04/2026
Un itinerario che attraversa l’Appennino, lega territori e racconta una storia profondamente radicata nella tradizione umbra torna al centro del dibattito politico regionale. Il Cammino di Sant’Ubaldo, dedicato al patrono di Gubbio Ubaldo Baldassini, è infatti oggetto di una mozione che sarà discussa a Palazzo Cesaroni, con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo come risorsa strategica per il territorio.
L’iniziativa, promossa dal consigliere regionale Cristian Betti, si inserisce in un quadro più ampio che guarda alla crescita del turismo lento e alla necessità di sostenere le aree interne, spesso escluse dai principali flussi turistici ma ricche di patrimonio culturale, paesaggistico e identitario. Il cammino, che attraversa in particolare i territori di Gubbio e Scheggia e Pascelupo, viene indicato come un’infrastruttura capace di generare sviluppo diffuso, mettendo in relazione accoglienza, mobilità dolce e valorizzazione delle tradizioni locali.
Un itinerario tra spiritualità, cultura e sviluppo territoriale
Il Cammino di Sant’Ubaldo si colloca nel solco dei percorsi che negli ultimi anni hanno acquisito crescente attenzione, grazie alla capacità di coniugare dimensione spirituale, esperienza culturale e contatto diretto con il paesaggio. Non si tratta soltanto di un tracciato fisico, ma di un progetto che può incidere sulla struttura economica dei territori attraversati, favorendo la nascita di servizi, attività ricettive e iniziative legate alla promozione locale.
La mozione punta proprio a questo: riconoscere formalmente il cammino come itinerario strategico per l’Umbria, sostenendo le azioni già avviate attraverso accordi tra istituzioni e realtà locali e accompagnando il percorso verso un riconoscimento più ampio, anche a livello nazionale. In questa prospettiva, il riferimento alla nuova normativa sui Cammini d’Italia assume un peso significativo, perché apre alla possibilità di accedere a risorse dedicate nel triennio 2026-2028.
Il valore del progetto risiede anche nella sua capacità di intrecciare turismo religioso e culturale, due ambiti che, quando ben coordinati, possono contribuire a rafforzare l’identità dei luoghi senza snaturarne le caratteristiche. L’attenzione alle comunità locali, in questo senso, diventa un elemento centrale, perché lo sviluppo del cammino non può prescindere dal coinvolgimento diretto di chi vive e custodisce quei territori.
Coordinamento istituzionale e accesso alle risorse
Uno degli aspetti più rilevanti della proposta riguarda il ruolo che la Regione Umbria è chiamata ad assumere. La mozione chiede infatti alla Giunta di esercitare una funzione di guida, promuovendo un coordinamento stabile tra enti locali, associazioni e soggetti coinvolti, e attivando un confronto con la Regione Marche per favorire un riconoscimento unitario del percorso.
Questo passaggio appare decisivo, perché i cammini, per loro natura, superano i confini amministrativi e richiedono una visione condivisa, capace di garantire continuità e coerenza lungo tutto il tracciato. L’eventuale accesso a fondi nazionali ed europei rappresenta un ulteriore elemento di interesse, in quanto potrebbe sostenere interventi concreti sul territorio, dalla manutenzione dei percorsi alla promozione, fino al miglioramento dei servizi per i camminatori.
Nel quadro delineato, l’Umbria viene indicata come il cuore storico e spirituale del cammino, con la possibilità di svolgere un ruolo centrale nella sua valorizzazione. La discussione in Assemblea legislativa offrirà l’occasione per verificare il consenso attorno a questa impostazione e per comprendere se il progetto potrà trasformarsi in una strategia strutturata, capace di mettere insieme sviluppo economico, tutela del paesaggio e promozione culturale in una prospettiva di lungo periodo.