Cave in Umbria, proposta su compensazioni ambientali
27/05/2026
La Seconda commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Letizia Michelini, ha esaminato la proposta emendativa presentata da Laura Pernazza di Forza Italia sulla compensazione ambientale nelle aree interessate da attività estrattive. Il testo riguarda l’articolo 6 della legge regionale 2/2000, che disciplina l’attività di cava e il riuso di materiali provenienti da demolizioni, e punta ad aggiornare il sistema di destinazione delle risorse compensative, rendendolo più legato ai territori direttamente coinvolti.
La proposta Pernazza per i Comuni interessati dalle cave
Nel corso della seduta, alla presenza dell’assessore Thomas De Luca e dei tecnici regionali, Pernazza ha ribadito il valore della proposta per le comunità che convivono con attività estrattive e con i relativi impatti ambientali. L’obiettivo indicato dalla consigliera è assegnare in modo più diretto le risorse ai Comuni coinvolti, rafforzando interventi di compensazione e riqualificazione territoriale.
L’emendamento amplia anche la tipologia degli interventi ammissibili, superando un’impostazione normativa considerata troppo concentrata sull’imboschimento. La proposta mira infatti a rendere l’utilizzo delle somme più coerente con i principi di prossimità territoriale, efficacia ecologica e partecipazione degli enti locali alla programmazione.
Il testo prevede che le somme compensative siano vincolate al territorio del Comune direttamente interessato dall’attività estrattiva. Viene inoltre introdotto lo strumento della coprogettazione con il Comune, in applicazione del principio di sussidiarietà e di valorizzazione dell’autonomia locale. Solo nei casi in cui il Comune non disponga di superfici idonee, e previa richiesta motivata, gli interventi potrebbero essere estesi ai Comuni confinanti.
Il quadro normativo e il confronto con la Regione
Dagli interventi dei tecnici regionali è emerso che la disciplina umbra deriva dal decreto legislativo 34/2018, Testo unico in materia di foreste e filiere forestali. La normativa nazionale definisce i principi a cui le Regioni devono attenersi, indicando anche le condizioni in cui è possibile trasformare aree boscate verso altri utilizzi e prevedendo che le risorse per la compensazione confluiscano in un fondo forestale regionale specifico.
I tecnici hanno ricordato che gli interventi compensativi devono essere collegati al bacino idrografico in cui si realizza l’attività, mentre la declinazione regionale già prevede il coinvolgimento dei Comuni interessati, anche attraverso Afor. Il tema centrale resta quindi l’equilibrio tra destinazione territoriale delle risorse, rispetto delle norme nazionali e qualità progettuale degli interventi.
L’assessore De Luca ha confermato la disponibilità a valutare le proposte, ma dentro il quadro legislativo vigente. Ha chiarito che le risorse derivanti dai boschi non possono essere semplicemente monetizzate per opere estranee alla finalità ambientale, come piazze o interventi non coerenti, e ha indicato la necessità di rafforzare la partecipazione dei Comuni legandola a progetti adeguati e a una visione regionale uniforme.
Al termine della discussione, la presidente Michelini e la prima firmataria Pernazza hanno condiviso l’impegno a lavorare alla predisposizione di una proposta di risoluzione condivisa, con l’obiettivo di definire un percorso capace di migliorare tracciabilità, efficacia e utilità pubblica delle compensazioni ambientali nelle aree interessate dalle attività di cava.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to