“Con questa legge la maggioranza compie una scelta politica precisa: volta le spalle alle famiglie che da anni aspettano una casa rispettando le regole”. È netta la posizione del consigliere regionale Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), intervenuto all’indomani dell’approvazione in Assemblea legislativa della riforma dell’edilizia residenziale sociale, sostenuta da Pd, Avs, M5S e Ud-Pp e respinta dal centrodestra.
Giambartolomei, relatore di minoranza sul provvedimento, contesta in particolare la bocciatura degli emendamenti presentati dal suo gruppo, definiti “di buonsenso”, e critica alcune scelte contenute nella nuova disciplina.
Emendamenti respinti e apertura ai soggetti in esecuzione penale
Nel mirino dell’esponente di FdI la decisione della maggioranza di respingere le proposte volte a contrastare le occupazioni abusive e a subordinare l’accesso ai benefici pubblici al risarcimento del danno arrecato alla collettività. “Prima si risarcisce il danno e poi si accede a un beneficio pubblico”, afferma Giambartolomei, sostenendo che su questo punto la maggioranza abbia espresso un orientamento opposto.
Critiche anche rispetto alla previsione di accesso agli alloggi per soggetti in esecuzione penale esterna. Secondo il consigliere, la riabilitazione non può essere ridotta a un passaggio amministrativo, ma richiede un percorso di responsabilità che includa il risarcimento delle vittime e il rispetto delle regole.
Liste d’attesa e numeri dell’edilizia pubblica
Giambartolomei richiama poi i dati sulle graduatorie regionali: in Umbria, osserva, sarebbero circa 4mila le persone in lista d’attesa, mentre Ater assegna mediamente tra 200 e 300 alloggi l’anno. A suo giudizio, la riforma non interviene sull’aumento del patrimonio abitativo disponibile né accorcia i tempi di assegnazione, ma si limita a redistribuire una risorsa già limitata.
Un ulteriore elemento di contestazione riguarda la cancellazione della decadenza dall’alloggio per chi non garantisce l’obbligo scolastico ai figli. Per il consigliere di opposizione, si tratta di una scelta che rischia di “abbassare l’asticella della responsabilità”, soprattutto nei quartieri ERP dove vivono fasce sociali particolarmente fragili.
Secondo Giambartolomei, prima di ampliare la platea dei beneficiari sarebbe necessario recuperare gli alloggi sfitti, accelerare le procedure di assegnazione e investire in modo più consistente sull’edilizia pubblica. La visione proposta dal centrodestra, conclude, punta a sostenere chi è in difficoltà senza generare competizione tra situazioni di fragilità e senza penalizzare le famiglie che attendono da anni in graduatoria.